Occhio Pin… una fiaba?

All’Auditorium di Gaglianico Occhio Pin, una fiaba? Ma non per bambini, il 10 febbraio alle 21.

Una delle fiabe più conosciute al mondo, sicuramente il burattino più famoso, la trasposizione di un archetipo antichissimo in chiave favolistica…sicuramente non solo, e nemmeno soprattutto, per bambini. Chi non ha mai sentito narrare di un personaggio nato senza essere concepito sessualmente da un padre virtuale e da una madre terrena grazie ad un intervento mistico? Il paradigma della nascita di Pinocchio ha radici lontane e profonde: nell’inconscio di ognuno di noi. Forse è proprio questa la ragione del suo successo planetario e metatemporale.

Gershom Freeman, autore del testo teatrale in oggetto, rovescia e ironizza già dal titolo la seriosa pedagogica supponenza della fiaba per poi proseguire nella sua leggera e profondissima iconoclastia con tutti i personaggi collodiani.

I personaggi si rivelano per quello che l’inconscio, ovviamente senza renderne edotta la mente consapevole, ha sempre saputo: I genitori di Pinocchio sono Mastro Geppetto e la Fata Turchina, impaludati in una relazione coniugale silenziosamente ingannatoria, legati da una non dichiarata complicità omertosa. Mangiafuoco si sdoppia nelle due facce della medesima maschera, Mangia e Fuoco, imbonitori irretiti dallo stesso ragno, l’aracnide affascinante e pericoloso dello spettacolo, immagini prive di onestà, simulacri di divertimento omologante. Il Gatto e la Volpe si presentano nelle sembianze ancor più antropomorfe di due “luminari del sapere” autoreferenziali e supponenti, convinti di riconoscere malattie che affermano di essere in grado curare senza comprendere di essere loro stessi un cancro. Lucignolo è una ragazza, Lucy (Gnolo è il cognome …) amata da Pinocchio, ed è l’elemento scatenate e liberatorio che, senza mai apparire sulla scena, diviene il propulsore della storia. Il Grillo Parlante, voce fuori campo, si rivela per ciò che è, la coscienza di Pinocchio: esiste una cattiva coscienza? Parlare con se stessi è sintomo di pazzia o garanzia di salute mentale? È indispensabile incontrare i propri mostri per liberarsene? Quante domande nelle risposte del grillo! E finalmente Pinocchio, quello che i genitori chiamano Pin, (fa molto slang giovanile), cerca di comunicare ai genitori/creatori di essere un umano e non un burattino e, cosa ancor più importante, di essere femmina e di amare Lucy, ma sappiamo bene che “non esiste più sordo di chi non vuol sentire”. Dovrà far tutto da solo, cercando di guardare dentro di sé e “guardare dentro di sé è sempre guardare mostri” fino a comprendere che la magia prevaricante e castrante della Fata Turchina, quella che gli deturpa il viso facendogli crescere il naso ad ogni bugia, è un inganno della coscienza, è paura di vivere.

Gershom ci concede un lieto fine, per Pin e per i genitori, una sorta di inno alla libertà ed alla consapevolezza, una fiaba moderna che ci conduce per mano nel labirinto delle nostre anime per incontrare il Minotauro che vi abbiamo nascosto e comprendere che non è un mostro perché i mostri esistono solo nelle cattive coscienze di quelli che ci credono.

Con Michelle Fantasia, Gianni Lamanna, Mariangela Eterno.

Regia Ferruccio Masci

INGRESSO: 10 EURO INTERO 8 EURO RIDOTTO

Prenotazioni whatsapp 327 485 8731 o info@storiedipiazza.it

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