23 marzo: Malatratta, storie di vite sradicate

La rassegna Storie Off organizzata da Storie di Piazza aps con il Comune di Gaglianico, chiude ufficialmente la sua programmazione il 23 marzo con Malatratta, storie di vite sradicate, in collaborazione con il Tavolo Tratta Biella.

Lo spettacolo riprende lo spettacolo ideato nel 2023 per affrontare dal punto di vista teatrale un argomento molto delicato, quale quello della tratta, presentato al Teatro Don Minzoni di Biella il 21 ottobre 2023, grazie alla collaborazione di Storie di Piazza, CTV Vercelli Biella e il Tavolo Tratta Biella.

L’esperienza molto coinvolgente e drammatica ha fornito stimoli, ha destato domande e fornito spunti alla Compagnia per indagare l’animo umano, permettendo al gruppo di ideare un nuovo percorso interpretativo in cui la nostra umanità, l’umanità di ciascuno di noi, verrà messa a nudo e verrà esplorata proponendo nuove visioni e nuove soluzioni.

Malatratta, storie di vite sradicate attingerà in parte ai monologhi interpretati per l’evento di ottobre ma proporrà anche una rivisitazione dei personaggi, inviterà alcuni nuovi personaggi, lavorerà sul concetto di vittima e carnefice e soprattutto permetterà una nuova interazione tra le parti.

Il testo rielaborato dal gruppo trarrà spunto dai libri ma avrà alcune parti originali, scritte appositamente per l’evento e coniugherà teatro, danza e musica in collaborazione con Sami Karafi.

In scena Mohammed Bouraya, Didì Garbaccio, Noemi Garbo, Francesco Logoteta, Oriana Minnicino

Regia Manuela Tamietti e Francesco Logoteta

Costumi Laura Rossi e Veronica Morellini

Tecnica Franco Marassi

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Didi Garabaccio Bogin testimonia così la sua precedente esperienza:
– Non mi era mai successo di dover interpretare un personaggio come quello di Joy. Un personaggio difficile da indossare, un personaggio purtroppo non di fantasia ma reale! Una persona vera quindi che è vissuta o meglio sopravissuta! Il mio compito allora sará quello di vivere e rendere viva Joy perché lei ha tanto da raccontare e ancora molto da vivere. Ascoltare la storia di Joy significa renderla viva, e io voglio regalarle una vita tutta da vivere e non da sopravvivere. Non so se ci riuscirò ma questa sarà la mia più grande responsabilità!

Sono Mohammed Bouraya e sono appena approdato nel mondo del teatro.
Da sempre mi sono definito un attore della vita, come lo siamo un po’ tutti, impegnato a svolgere uno o più ruoli, a recitarli. Ciò nonostante, data l’assenza di esperienza, sottovalutavo l’enorme impegno che un attore esperto e professionista mette nel trasmettere un messaggio.
Grazie a Storie di Piazza, in particolare a Manuela Tamietti e ai miei sublimi “colleghi”, mi si è aperto un mondo che prima potevo solo ammirare dall’esterno.
Interpretare Enaiatollah, vicino a me nel retaggio culturale e, chissà, nelle sembianze è stata sicuramente una sfida molto interessante, che mi ha richiesto tanta dedizione e che mi ha insegnato in contempo a convivere con emozioni e sensazioni, a detta mia, difficili e prima di allora impossibili. Questi sforzi sono sempre stati trattati con serietà e soprattutto ammirazione, poiché meravigliato dalla potenza comunicativa che un corpo ed una voce possono donare.
Con questo spettacolo spero quindi di restituire al meglio i nobili insegnamenti ricevuti e di dare buona visibilità ad una storia che ad oggi è purtroppo poco ascoltata nonostante riguardi milioni di persone, una storia drammatica, quella di persone forzate alla migrazione e, come se non bastasse, al lavoro in nero e allo sfruttamento.

Oriana Minnicino: Ho assistito allo spettacolo del 21 ottobre. Toccante, profondo. Storie che non si vorrebbero mai sentire e proprio per questo vanno ascoltate a meno che non si voglia vivere in una bolla in cui il problema, la sfortuna è dell’altro.
Nascono domande e tante. Che cosa posso fare io?
Forse non fare finta di nulla, non essere ipocrita e prendermi le mie responsabilità. Posso scegliere se nutrire il dolore delegando agli altri la responsabilità o assumermi la mia, che può fare la differenza.
Da qualche parte bisogna pur partire.
Quelle donne, sono in me. Quegli uomini sono in me.
Le cose si sanno e allora non facciamo finta di niente.
Ho provato rabbia, tristezza e bisogno di abbracciare, di amare di più.
Svegliamoci!

Noemi Garbo: Sono abituata a raccontare storie, realmente accadute o di fantasia, ma sempre con un fondo di verità…tante volte sono storie felici, di speranza, di amore…Altre, seppure dolorose e delicate, sono avvolte dalla nebbia e dal fascino della lontananza temporale che mi dà la possibilità di immaginare che alcuni fatti potessero succedere in altre epoche, con assetti sociali differenti… invece qui mi trovo a parlare di qualcosa di attuale, che capita ogni giorno a donne come me e a ragazze anche più giovani di me, in paesi non molto lontani da me… qualcosa di tanto doloroso che solo il dargli voce entra nelle viscere e sconvolge l’animo…ma esserne a conoscenza ed esserne veicolo è ciò che io posso fare con le mie forze affinché tutto questo non rimanga nascosto, perché è così, non se ne parla abbastanza…l’incubo di un inganno che usa i sentimenti, la fiducia e l’amore per togliere dignità, libertà, identità e speranze, nessuna di noi lo crederebbe immaginabile, nessuna vorrebbe accadesse mai nella propria vita o a figlie, sorelle, nipoti, amiche, parenti…È necessario che queste storie siano conosciute, perché accadono qui, dove viviamo noi e non ne sappiamo nulla…e ciò che non si conosce non può che continuare a succedere…

Francesco Logoteta: Il mio personaggio era diverso da tutti gli altri ed aveva un compito ben preciso. Non doveva raccontare una storia. Di quelle che nessuno avrebbe voluto forse davvero ascoltare. Che molti avrebbero dimenticato (forse volutamente) appena fuori dal teatro. Doveva ingannare. Quindi, tutto è stato organizzato allo scopo: uno show pseudo televisivo, un abito elegante, il sorriso smagliante, le promesse di fortuna. Apparenze. Mostrare una realtà patinata, e a poco a poco svelarsi nella sua vera essenza. Far uscire la cruda verità. Perché l’immaginario e la realtà sono due rette parallele. Il pubblico ha riso, divertito. Forse non ha capito. Ci resta il dubbio anche a fine spettacolo. Ma il dubbio è a volte l’essenza del teatro. Veicola un messaggio più di mille dati oggettivi: come un vento leggero lo sostiene, lo tiene lontano dall’oblio del quotidiano. Obiettivo raggiunto.

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