INNO AL CAPPELLO

Bella Dama, che comprendi Ciò che è bello per davvero, che più fulgida risplendi a un sorriso lusinghiero, Che gradisci un bell’inchino, un omaggio in poesia e ti sdegni di un cretino e di ciò ch’è villania; E voi cari giovinotti,a cui schiudesi la vita e sognate ardenti e ghiotti ogni cosa alta e squisita; Gente seria, professori,avvocati ed ingegneri,commercianti, gran dottori,dell’industria gran pionieri; Dite dunque il parer vostro: non vi pare un gran delitto che il cappello bello e nostro sia reietto e derelitto? Garzoncello spiritato, che il crin sventoli insolente, credi d’essere ammirato perché in testa non hai niente? Una zazzera molesta Svela il vuoto del cervello: sol colui ch’è senza testa può girar senza cappello Tu maestro d’eleganza,che fai l’asino alle dame e coltivi la speranza di far paghe le tue brame, Non capisci, che il saluto Col cappello, fatto in stile Ti rivela in un minuto Gran signor, fine e gentile? E tu poi uomo maturo Non mi far spender parole; scusa tanto: o floscio o duro,il cappello ti ci vuole. Quanto a voi, teste pelate, non potete fare senza; ben perciò lo rispettate quale vera provvidenza. Questo flebile mio canto,o lettor mi fa arrossire esso ahimè tutto l’incanto del cappello non sa dire Il cappello è italiano nobilissima invenzione, portentoso talismano dell’umana elevazione, Su inneggiamo tutti quanti Al cappello, ch’è decoro; Fa puliti, fa eleganti,è un trionfo del lavoro; Inneggiam con allegrezza,con la fede più sincera, al cappello, ch’è bellezza,di Sagliano gloria vera!

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